L’e-commerce in Italia segna +20% |
| Venerdì 09 Dicembre 2011 20:11 |
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Il rapporto del Politecnico di Milano indica che Google è pronta a integrare telefonia e punti vendita locali. L’e-commerce in Italia segna +20% e le vendite totali oltre gli 8 miliardi di euro nel 2011. Il mobile segna quota 80 milioni. Accelera in Italia la crescita dell’e-commerce business to consumer (B2C) che passa dal +17% del 2010 al +20% del 2011, con un valore delle vendite da siti italiani che supera quota 8 miliardi di euro. Per il terzo anno consecutivo crescono più i prodotti (+24%) che i servizi (+ 18%), nonostante questi ultimi pesino ancora per i due terzi del settore. Abbigliamento ed editoria, musica e audiovisivi sono i comparti che fanno registrare la crescita più elevata, rispettivamente con +38 e +35%. Nel 2011 è aumentato anche il tasso di penetrazione dell’e-commerce B2C sul totale delle vendite retail, superando la quota del 2%. Aumentano sia gli shopper, i compratori online (circa 9 milioni, quasi uno ogni tre utenti internet, in crescita del 7%), sia la spesa annua per acquirente, che passa dai 960 euro del 2010 ai 1.050 euro del 2011 (+9%). In leggero ca1o (-6% circa) lo scontrino medio che resta comunque sopra i 210 euro. Ottimo l’export per i settori dell’abbigliamento e del turismo. Le frodi non fanno più paura come ai primordi dell’era Internet: sono scese allo 0,12%. Triplica (+210% rispetto al 2010) invece il valore del mobile-commerce, che supera gli 80 milioni di euro, pari all’l% delle vendite online. E' questa la fotografia, presentata ieri a Milano, di un settore in fortissima espansione che è stata scattata dall’Osservatorio «e-commerce B2C» di Netcomm e School of management del Politecnico di Milano. «È una crescita straordinaria», commenta Luca Cassina, il country manager Italia di Paypal (società che gestisce i pagamenti via internet). «Siamo circondati dalla crisi, eppure questo settore è più vitale che mai, in contro-tendenza. Noi di Paypal siamo attenti soprattutto ai nuovi sviluppi, come il pagamento via cellulare, ormai una realtà». Che la comodità di cercare prodotti sul web stia facendo breccia lo ha confermato anche Christina Lundari, di Google Italy: «Il ricorso al nostro motore di ricerca per l’e-commerce è aumentato del 200% e Google porterà presto anche in Italia un’applicazione già di successo in America. Si tratta di un sistema di local shopping che consente all’utente, dal suo smartphone, di vedere istantaneamente in quali negozi a lui vicini può trovare un dato prodotto. Per esempio, posso chiedere in quali negozi, nel raggio di un paio di chilometri, trovo scarpe del mio numero. Ciò presuppone però la condivisione dei dati fra i negozi e la rete in tempo reale». Un problema è dato ancora dal fatto che «i grandi marchi guardano con diffidenza all’e-commerce», come sottolinea Valentina Visconti, amministratore delegato del sito di abbigliamento Privalia. Eppure questo shop virtuale è comunque riuscito a coinvolgere oltre 500 marchi, fra maggiori e minori, di tutto il mondo, proponendo abiti scontati anche del 70% a una clientela iscritta al portale, con login e password. Privalia sarebbe già a 6 milioni di soci. Stringere rapporti più stretti col cliente è proprio il senso più profondo dell’e-commerce, secondo il presidente di Netcomm (l’associazione di categoria) Roberto Liscia: «Molti grandi gruppi temono una corsa al ribasso dei prezzi e alla riduzione della marginalità. Ma ci si guadagna di più sul lungo periodo, perché sul web l’utente interattivo è più fidelizzato». Fra le tendenze in atto, anche una curiosa mistura fra e-commerce e vendita tradizionale, con la navigazione «mobile» che può accompagnare il cliente persino dentro il negozio prescelto. Un esempio, il sistema di prenotazioni di Mondadori, così illustrato da Marzia Moretti: «Diamo la possibilità di ordinare online il libro, che verrà fatto trovare in una specifica libreria della nostra catena, dove l’utente potrà ritirarlo quando vuole, aggirando problemi postali o di portineria». L’inventiva non ha confini, ma molti siti commerciali devono ancora attivare link che dalla pagina di uno specifico prodotto conducano subito a quelle di prodotti simili, per una più agile comparazione. I1 settore è ancora agli inizi e ulteriori migliorie non mancheranno. Tratto da un articolo di Mirko Molteni per Italia Oggi
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